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Mea Culpa: che cosa deve fare l’umanità? L’esperienza di Adler durante la pandemia

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Summary – MEA CULPA AND WHAT IS HUMANITY TO DO? ADLER’S UNDERSTANDING OF AND APPROACHES TO PANDEMICS. Alfred Adler lived through the epidemics of thyphus, malaria, diphteria, and later the Spanish flu as an army physician between 1916 and 1918. He was a physician in Wien after the World War I. Yet there are no direct references to the Spanish flu in any of his writings during or about the corresponding year. This article discusses the social, economic, and public health environment in which Adler lived between 1918 and 1920, details of his life, the focus of his work during those years, the possible reason he never mentioned the Spanish flu directly, and a clear holistic evolutionary approach to the pandemics that is visible and palpable in Adler’s writings




Gruppo “Complessità delle reti di cura”

GRUPPI DI DISCUSSIONE presentati al XXVII Congresso Nazionale: “Contagi relazionali: emozioni, comportamenti, culture in Psicologia Individuale” – 13-15 Aprile 2018 – Centro Pastorale Paolo VI, Brescia

Relazione sulla conduzione dei gruppi disponibile per esteso, scaricabile e consultabile all’interno degli Atti del Congresso, interamente disponibili nella sezione di questo sito: Altri contributi / Abstract Congressi Nazionali SIPI – XXVII Congresso SIPI_Brescia 13-15 Aprile 2018_pag_01_80.pdf 




Connessioni mente e cultura. Riflessioni per la psicoterapia in ambiente tecnologico

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ABSTRACT




Desiderio, piacere e felicità: la via chimica alla soddisfazione

Contributo presentato al XXIII Congresso Nazionale S.I.P.I.- “La rete delle funzioni compensatorie nella teoria e nella prassi adleriane”, Milano, 2012

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Per uno sviluppo della comprensione psicopatologica-culturale dell’addiction e per un fondamento dell’intervento psicoterapeutico

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ABSTRACT

L’addiction (per comodità utilizzeremo anche il termine “dipendenza” come sinonimo di addiction) è una condizione patologica derivante dall’interazione di elementi diversi costituenti un sistema complesso: qualsiasi visione monoculare o semplificata è decisamente superata dalla realtà clinica e fenomenologica. Inoltre, il confine tra patologico e non-patologico, nelle dipendenze, è sfumato e fluttuante, ed è definito  dai cambiamenti derivanti da uno dei suoi vettori più importanti e potenti: l’ambiente. Il tipo di sostanze, il loro valore simbolico, la rappresentazione del problema così come la gestione dei loro effetti psicologici, la ricerca del benessere, sono fortemente influenzati dal riconoscimento sociale, dai miti e dalle finzioni collettive. La cultura della negazione del limite e l’incremento tecnologico nella vita quotidiana, entrambi sostenuti da scopi finanziari ed entrambi rinforzanti il senso di onnipotenza collettivo, rendono difficile il riconoscimento e la definizione del problema clinico. Il terapeuta, in particolare lo psicoterapeuta, si può trovare nella condizione  di oscillare tra la perdita di ruolo e potere, e la deriva verso l’assunzione di un ruolo di superiorità finzionale: da un lato dovendo riconoscersi come obsoleto e sorpassato, dall’altro non essendo in grado di comprendere il significato “profetico” delle esperienze drug-addicted. La terapia della addiction dovrebbe essere riformulata per ridefinire un senso che muova dalla complicazione alla complessità, in un’ ottica multidisciplinare, in una rete relazionale e funzionale, in grado di realizzare cambiamenti nei referenti di significato del paziente.




Il sogno nell’analisi adleriana

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