I pericoli della quarantena


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Summary – THE DANGERS OF QUARANTINE. The process that nature forces on us is hard and inexorable. The stressors under which it places us and the impermanence of worldly goods, as well as our
helplessness during the first years of our existence, create in every psyche a feeling of uncertainty and inferiority from which develops an urge to improve the human condition. Knowledge of the feeling of childhood
inferiority and its compensation allow these forms of psychological regression to be framed well and require
that it be remedied by better restoring social inclusion.




Novità a modernità del setting adleriano: la centralità dello stile di vita. Nuovi setting


Contributo presentato al XXIV Congresso Nazionale S.I.P.I.- “I setting in Psicologia Individuale”, Torino, 2013

Articolo per esteso non disponibile. Consulta l’abstract book del CONGRESSO, sezione ALTRI CONTRIBUTI / ABSTRACT BOOK CONGRESSI NAZIONALI S.I.P.I.




Il disturbo fobico e l'attacco di panico alla luce dell'interpretazione della Psicologia Individuale come meta finzionale del paziente nevrotico


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Problemi d'integrazione scolastica nei superdotati


NOTA DELLA REDAZIONE: I numeri della Rivista di Psicologia Individuale dal 1 al 39 sono attualmente salvati in un formato che non permette di renderli disponibili su questo sito. Sono stati caricati i titoli degli articoli e gli autori; nel caso in cui siate interessati a leggere l’articolo per esteso, scrivete una mail all’indirizzo rivistasipi@hotmail.it, indicando l’articolo richiesto; vi verrà inviato in formato elettronico o cartaceo.




Individualpsicologia e cognitivismo: una lettura integrata di alcuni costrutti basici


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EDITORIALE: Integrazione come processo dinamico


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Integrazione come processo dinamico

La Psicologia Individuale è una Psicologia Dinamica del Profondo e nello stesso tempo una Psicologia Sociale e Culturale. La società e la cultura sono inscindibili, e se la cultura “cambia il cervello”, il curante inerisce a tale mutamento anche attraverso un’immedesimazione culturalmente appropriata. Una psicoterapia adleriana deve allora riferirsi piuttosto che non ad un programma di co-costruzione ad un progetto co-creativo (1)
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La frantumazione epistemologica, che segue il periodo moderno e risale alla fine dell’‘800, esita nella seconda metà del secolo successivo, nel periodo post–moderno. Essa riguarda, non solo le arti e le filosofie, ma si rivolge anche alle teorie ed ai metodi delle Scienze in generale e pure alle discipline delle Scienze Psicologiche e Sociali.
Nell’epoca contemporanea delle biotecnologie, delle scienze e dell’informatica, l’analisi della condizione post-moderna, ha coinvolto molti studiosi ed intellettuali ed ha trovato il suo epigono in Zygmut Bauman (2) che ha coniato il concetto di “liquidità”come una delle metafore della dis-integrazione. Le importanti trasformazioni sociali, politiche ed istituzionali, avvenute nel Secolo XXI, in seguito alla disgregazione ed alla liquefazione di un mondo divenuto post-utopico: dissolvono anche identità, alterità ed intere Comunità, che diventerebbero sempre più precarie, sfuggenti e liquide sino a giungere ad un miraggio evaporato.
Ci dirigeremmo così verso una post umanità quale esito di una società liquida. Tra le prime vittime di tale condizione, vi sarebbe l’etica, tant’è che l’immoralità si rivelerebbe sempre più simile alle catastrofi naturali di un tempo: fortuite, incomprensibili, imprevedibili ed indifferenti alla ragione ed ai desideri umani.
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Di contro a tale dissoluzione, tendente alla dis-integrazione specie nel territorio delle scienze naturali, emerge una sfida che si propone di superare la situazione post-moderna, attraverso un nuovo modello di integrazione. Tale modello si appella ad una unità perduta da ricostruire e che viene definita quale integrazione sintetica o unitaria. Questa tendenza è volta ad una unificazione, non solo delle scienze naturali, ma anche di queste con le scienze socio-psico-culturali (3).
Il paradigma forte delle scienze fisiche-chimiche-biologiche, preconizza un’integrazione disciplinare gerarchizzata, sintetica ed unificantesi a delle Neuroscienze, ma anche della Psicologia e dell’Arte (4).
Tale modello ha le proprie matrici: 1) nella consapevolezza che ogni disciplina sia in grado di cogliere soltanto un aspetto particolare della vita, giacché la sua capacità di spiegazione sarebbe limitata; 2) nella pretesa che particolari discipline (es. la fisica e la biologia) valgano come modello per le altre (es. la psicologia e la sociologia); 3) nel confronto tra le scienze psico-socio-culturali e scienze naturali, si presupporrebbe che la condizione della scientificità sia il poter dialogare tra le cosiddette scienze dello spirito e scienze della natura (5).
Sicché ad un’enciclopedia del sapere, gli assunti neopositivistici si pongono come meta quella di assorbire al linguaggio della fisica anche i linguaggi delle scienze antropologiche, psicologiche, sociali e culturali: tale ipotesi condurrebbero a riduzionismi radicali. Questo modello viene esplicitamente configurato quale
nuovo umanesimo (6).
Questo programma di ricerche non ha avuto tuttavia i riscontri attesi, specie per quanto riguarda le discipline psico-socio-culturali: anche per la riproposizione di assunti troppo riduzionistici ed unificanti. Inoltre, in un tale contesto, gli interventi psicoterapeutici dovrebbero essere dimostrabili attraverso criteri di efficacia, con il raggiungimento di risultati oggettivi anche attraverso la matematizzazione dei dati.
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Una terza tendenza attuale è quella dell’integrazione processuale, a rete, che convoglia filoni di studio diversi, in punti nodali i quali successivamente si aprono a nuovi percorsi di ricerca. Tale interazione disciplinare, da un lato supera la disintegrazione liquida e dall’altro si differenzia dal paradigma unitario considerato troppo unificante e gerarchizzato.

Lo schema di riferimento interattivo, anche sostenuto da alcune posizioni della filosofia della scienza, lascia da parte la pretesa di costruire una scienza unitaria e punta piuttosto ad una multidisciplinarietà che nella sua evoluzione, realizzi una rete interdisciplinare, utilizzando tecniche di ricerca e risultati di aree di indagine diverse: anche tra scienze sociali e scienze naturali e tra scienze sociali e ricerca storica.
Se la tendenza alla sintesi poggia sul postulato che ogni disciplina faccia parte di un tutto unitario, l’integrazione processuale sostiene che l’interdisciplinarietà sia il prodotto-come suddetto-di un’articolazione del lavoro scientifico tra le scienze naturali e quelle sociali, entrambe storicamente determinate e quindi facenti parte di un costante movimento di modificazione.
Sembra che questo tipo di approccio nell’ambito della P.I.C. (quale sistema aperto, modello di rete e rete di modelli), non unificante e nemmeno eclettico e sincretico, favorisca un processo di amplificazione tanto rispetto alle ricerche delle Neuroscienze, quanto verso gli studi delle Scienze Sociali. Ciò corrisponderebbe inoltre all’adleriano finalismo morbido.
L’Individual Psicologia (P.I.C.) si propone“versus” un sistema aperto, sia a livello teorico-metodologico, sia a livello tecnico-pratico. La P.I.C. giustifica i nodi di incontro e di discussione in cui si pone in interazione funzionale con problemi di comunicazione, di interpretazione, di empatia e di relazione terapeutica: intesi sia come schemi teorici che come strumenti.
Ed è grazie a questo tipo di processo che si può collocare una Psicoterapia Dinamica Culturale (PDC) di orientamento adleriano, che utilizza una comprensione/esplicativa/condivisa (7).
Il punto di vista della P.I.C., che attiene ad un modello di integrazione come processo, offre pure opportunità per esaminare il ruolo e l’impatto della cultura a livello clinico, con particolare riguardo alle modalità attraverso le quali la terapia viene effettuata. L’abito su misura già citato da Alfred Adler, trova nel “come fare” (tecnica) e nel “fare come” (co-creatività) della relazione d’aiuto adleriana e dell’analisi dello stile di vita, la sua piena applicabilità.
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Alla luce di quanto proposto si ritiene utile riportare brevemente i Tre Articoli che costituiscono i contenuti scientifici principali di questo Numero 72 della Rivista.

1)L’interesse per il contributo di Simone Spina è dato anche dalla sua frequentazione in prima persona, della“Scuola Adleriana Classica del Profondo di San Francisco”. Questa fu fondata da un gruppo di allievi di Adler, i quali si ritengono a tutt’oggi, i continuatori privilegiati del suo pensiero. Qualora tale gruppo di studiosi non si confrontasse criticamente con altre scuole di P.I., il rischio potrebbe essere quello di esitare in una sorta di “deriva epistemologica”: con la conseguenza, che uno sviluppo operativo solo all’interno della PACP, possa enfatizzare gli aspetti “cosmici”, ecosistemici, e quasi trascendentali del Gemeinschaftgefühl, da essi tradotto come“Sentimento di Comunione”.
In un’ottica di apertura e di integrazione come processo, questo Articolo contribuisce a conoscere meglio molte istanze di attualità, grazie ad aperture verso pratiche di meditazione e di autoconsapevolezza, come la Mindfulness e la Mindsight, accettate da molteplici indirizzi di psicoterapia dinamica: e pure dalle stesse Neuroscienze Cognitive.
2) Lo studio di Carolina Gasparini e di Antonio Gatti, esplora un’area spesso trascurata dell’interazione psicodinamica, che sottolinea gli aspetti linguistici e comunicativi. Questi assumono particolare rilievo quando paziente e terapeuta sono di Madrelingua e di Orientamento di Valori diversi: tali situazioni, sono sempre più frequenti anche nei nostri contesti operativi inseguito ai flussi di migrazione. Le frontiere “limite” permettono non soltanto di indagare, come si è detto, aspetti generali di tipo linguistico, e di comunicazione non-verbale, ma anchedi analizzare quelle “valenze implicite” che stanno assumendo sempre maggior rilevanza: sia per le scoperte nell’ambito dell’Infant Research, sia per i progressi delle Neuroscienze, sia per una Psicoterapia Dinamica Culturalmente appropriata. L’esposizione originale ed approfondita del Contributo merita una attenta lettura.

3) Alessandra Bianconi e Maria Sole Del Noce espongono un caso clinico complesso, di cui vengono analizzate le caratteristiche sintomatologiche, gli aspetti psicodinamici e pure i movimenti transferali / controtransferali. Tutto ciò è ben inserito nella cornice teorica dell’analisi dello Stile di Vita. Si mettono inoltre in evidenza gli elementi del processo psicoterapeutico: sia nei momenti di avanzamento, sia di stallo, sia di crisi a livello di uno “schema relazionale”. Uno dei pregi dell’Articolo è quello di mettere in primo piano gli aspetti clinici e dinamici, che rappresentano il “fare” dell’analista.                                             ***
Il filone della P.I.C., che inerisca ad un’interazione come processo, porta ad una risonanza consapevole dei vari contributi. Basti pensare all’importanza delle intuizioni comprensive (insight), alle rinnovate formulazioni di modalità di ricerca, alle tecniche psicoterapeutiche particolari (es. le psicoterapie brevi), alle rivisitazioni dei setting. Le indagini sul campo si estendono verso nuove riflessioni e concettualizzazioni circa i modelli esplicativi ed anche rispetto al problema della formazione. Questa è da considerare una metodica cui attengono tecniche elaborate e trasmissibili con aspetti complessi, di cui non si può giungere a standardizzazioni definitive.
Il problema può essere affrontato qualora si ritenga che i percorsi formativi, riguardino tanto il “come fare” (procedura di apprendimento tecnico-metodologico), quanto il  “fare come” (procedura di tirocinio congeniale-identificatorio e quindi di immedesimazione anche culturale).

Nell’ambito di una Psicopatologia Generale (8), la P.I.C. ha caratteristiche di spiegazione scientifico-esplicativa (rispetto alla sperimentazione trasmissibile ed alla comparazione dei dati), che confluisce in una comprensione (di empatia, di imitazione, di insegnamento, di tirocinio): entrambe integrabili in un capire (del nucleo profondo).
Il sentimento sociale può evolvere motivazionalmente verso un interesse solidale e successivamente verso un processo di integrazione e di condivisione co–creativa (9).
Lo sviluppo della riflessione epistemologica contemporanea, con particolare riferimento all’integrazione processuale, sembra consentire di porre le questioni sia rispetto alla scientificità, sia rispetto ad un metodo clinico volto, attraverso il coinvolgimento empatico interindividuale, ad accogliere come strumento di conoscenza del lavoro terapeutico anche le memorie implicite, i sentimenti, gli affetti, il simbolico, la soggettività (10).
Un’integrazione processuale permette la concettualizzazione del procedere psicoterapeutico in connessione con i più generali principi di pensabilità del mondo, di evolversi dei vari filoni del sapere, di aprirsi dell’umanità ad una via della speranza (11).
La riconfluenza disciplinare grazie ad una rete di modelli, evita sia una disintegrazione, sia una integrazione unificante e permette appunto un processo di integrazione.

(1) BOSTON CHANGE PROCESS STUDY GROUP(2010), Change in Psychotherapy. A Unifying
Paradigm, tr. it. Il cambiamento in psicoterapia, Raffaello Cortina, Milano 2012.
(2) BAUMAN, Z.(2010), Living on Borrowed Time, tr. it. Vite che non possiamo permetterci, Laterza,
Roma–Bari 2011.
(3) ROSSI, P. (1997), Scienze Sociali (voce), in Enciclopedia delle Scienze Sociali, Treccani, Roma,
Vol. VII:662–677.
(4) KANDEL, E. K. (2012), The Age of Insight, tr. it. L’età dell’inconscio, Raffaello Cortina, Milano 2012.
(5) ANTISERI, D. (2001), Teoria unificata del metodo, UTET, Torino.
(6) KANDEL, E. (2005), Psychiatry, Psychoanalysis and the New Biology of Mind, tr. it. Psichiatria, Psicoanalisi e nuova biologia della mente, Raffaello Cortina, Milano 2007.
(7) ROVERA, G. G., GATTI, A. (2012), Linguaggio e Comprensione Esplicativa, Riv. Psicol. Indiv.,
71:87-128.
(8) JASPERS, K. (1913-1959), Allgemeine Psychopathologie, tr. it. Psicopatologia generale, Il
Pensiero Scientifico, Roma 1964.
(9) BOSTON CHANGE PROCESS STUDY GROUP (2010), Change in Psychotherapy. A Unifying
Paradigm, tr. it. Il cambiamento in psicoterapia, Raffaello Cortina, Milano 2012.
(10) INGHILLERI, M.(2012), Riflessioni sui problemi epistemologici in psicoterapia: verso una “scientificità del qualitativo”, Psychomedia: Scienze e pensiero. Epistemologia. www.psychomedia.it
(11) MORIN, E. (2011), La voie. Puor l’avenir de l’humanitè, Ed. Fayard, Paris.




EDITORIALE: Per una psicoterapia appropriata


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EDITORIALE

Sembra un argomento ormai obsoleto, se non ingenuo o banale, affrontare il tema di una psicoterapia che sia “appropriata” (non solo nel senso di adeguata, ma anche “di sua propria appartenenza”, sia al paziente che al terapeuta). Da anni e da molte parti sono, infatti, stati proposti interessanti sviluppi tecnici, nuove metodiche e addirittura strategie integrate. In questo contesto, il concetto di appropriatezza trova uno spazio epistemologico che inerisce a qualcosa di più del fare psicoterapia; al farla e in modo autentico e di essere autentici nel farla (1).

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Non è stato casuale che il XXIV Congresso della S.I.P.I., tenutosi a Torino il 19 – 20 Aprile scorso presso l’Aula Magna della Città della Scienza e della Salute dell’Ospedale Molinette, abbia affrontato questo filone di ricerca, partendo dai campi operativi (cioè dai setting).

Ciò ha permesso di cogliere con “osservazioni” la varietà degli attuali setting, la pregnanza dei molteplici trattamenti psicoterapeutici, in contesti clinici spesso molto diversi fra loro.

È emerso che, se una presunta onnipotenza delle psicoterapie è illusoria, facendo capo al “modello a rete” della Psicologia Individuale Comparata (P.I.C.), si possono rilevare filoni di ricerche che permettono esperienze psicoterapeutiche differenti, non solo tra privato e pubblico (o come si dice, “tra il divano e la panca” (2); si è potuto così valutare le specificità degli interventi, innanzitutto in rapporto ai pazienti ed ai terapeuti, ai tempi, ai luoghi, alla durata e ai focus dei trattamenti, ed anche rispetto alle diverse culture, ai problemi delle supervisioni e ai rapporti costi / benefici.

In sostanza, da un osservatorio particolare come quello dei setting, si sono aperte delle finestre sui campi delle psicoterapie e si è constatato non solo la possibile varietà degli schemi teorico – pratici, ma anche la molteplicità delle lingue e le difficoltà a rispondere a richieste sempre più complesse e diffuse.

Una delle riflessioni che si possono effettuare riguardo alla appropriatezza della psicoterapia, è quella di riconsiderare almeno in parte e molto sinteticamente le molteplici metodiche le quali sottendono più o meno esplicitamente il fare, il modo di fare, il modo di essere (3). Pur nelle differenze, che non siano antitetiche, si può giungere a utilizzare un linguaggio comune (etico) anche se con lingue diverse (emico) (4). In fondo, la stessa psichiatria culturale non avrebbe neppure ragione di essere se non si accettasse un fondamento comunicativo comune, sia a livello individuale che inter-culturale (5).

Pregiudizi, stereotipi, equivoci e fantasie regnano infatti a proposito delle psicoterapie in genere: non solo nella cultura popolare ma anche in quella che dovrebbe dirsi specialistica (6). Una legislazione insufficiente ha alimentato in Italia la confusione nell’utenza ed ha portato a un proliferare di psicoterapeuti legalmente patentati ma di formazione talora assai dubbia (7).

Il variegato panorama italiano delle psicoterapie mostra ambiguità, riduzionismi e forzature entro parametri pseudoscientifici, che vengono posti in atto sia a livello privato sia pubblico. Per non andare verso l’artigianato delle psicoterapie, si recepisce l’esigenza di effettuare una cura che corrisponda a un “come fare” esplicativo per giungere a una psicoterapia del profondo, inerente al “prendersi cura di” e al “fare come”; una psicoterapia appropriata dovrebbe coniugare interattivamente sia il “come fare” che il “fare come” attraverso una comprensione / esplicativa / condivisa.

Si tratteggiano qui di seguito 3 modelli a cui si può fare riferimento.

1) Il primo di questi può essere indirizzato ad una formalizzazione degli interventi (8). Vale a dire che si sente l’esigenza di comprovare le strategie e le tecniche a seconda del tipo della rilevanza del quadro clinico, in una sistematizzazione che fa anche capo alla managed care ed alle nuove politiche sanitarie, e che descrive in maniera chiara le procedure da mettere in atto per ottenere “costi / risultati” positivi per certi clienti e per determinati disturbi. In altre parole vi sono esigenze: a) di elaborare, per quanto possibile, e di costruire modelli standardizzati; b) di recuperare l’importanza dell’adattamento qualitativo ai bisogni dell’altro (integrazione qualitativa); c) di progettare terapie come “abiti su misura” per il proprio cliente. Come si può notare, vi sono percorsi terapeutici di linea prevalentemente “sistemico familiare” e “cognitivista” i quali, partendo da un eclettismo diventano integrati: tendono a essere metaforicamente come un grande magazzino di abiti per tutte le taglie, le stagioni, gli eventi e le occasioni. Sembra che nel tentativo di integrazione, vi sia qui un radicamento in un eclettismo teorico, che porterebbe ad un modello sincretico. Ciò è diverso da una integrazione processuale adleriana, giacché il modello della P.I.C. sarebbe solo compatibile con un eclettismo pratico (rete di interventi) (8).

2) In un secondo modello vi è l’opportunità di sottolineare la linea d’ombra tra psicoanalisi classica e psicoterapie psicoanalitiche, sino alle psicoterapie dinamiche (che peraltro rientrano nel terzo gruppo). E’ certo che le cure per la sofferenza mentale sono molteplici, ma tuttavia è importante verificare se, tra di esse, quelle promosse dalla psicoanalisi abbiano una loro peculiarità. Tutto ciò non ha soltanto un valore teorico, ma pratico. La prima considerazione è una verifica dei criteri di indicazione o no dell’analisi. La seconda considerazione è la verifica delle eventualità che nell’esperienza di un’analisi siano presenti anche segmenti psicoterapeutici e della possibilità di passaggio ad un’altra forma di esperienza terapeutica. La terza considerazione, infine, è l’informazione sull’efficacia dei risultati ottenuti con la psicoanalisi o con le psicoterapie non psicoanalitiche (9). Valutare correttamente gli apporti delle teorie e degli approcci clinici ha unimportante valore nello spiegare le relazioni significative tra soggetti: ma per realizzare la specifica funzione terapeutica dell’analisi bisogna riuscire a “ricostruire” la trama del nucleo patogeno (10). La psicoanalisi classica, a differenza delle psicoterapie analitiche relazionali, conferisce una priorità alle “dinamiche del mondo interno” del paziente, invece che a quella della “relazione dinamica con l’analista”. L’hic et nunc psicoanalitico avrebbe valore terapeutico in quanto presentifica il passato, e solo in un secondo tempo attiva fenomeni relazionali ed esperienze emotive. E anche per questo che la psicoanalisi classica vorrebbe conservare la sua qualità di “scienza”, mantenendo fermo il postulato freudiano del determinismo psichico.

3) Un terzo modello, utilizza lo “schema relazionale” (11); esso caratterizza le psicoterapie analitiche e la P.I.C. Per gli adleriani è un approccio appropriato, in quanto limita il rigido determinismo ed apre ad un finalismo morbido (teleonomia). Nei molteplici trattamenti, primo fra i quali la psicoterapia analitica, ma non escluse le altre forme di helping adleriano, il counseling e gli interventi educazionali, è ormai avvalorata l’ipotesi che in tutte si registrino, quali agenti terapeutici, sia fattori specifici, sia dimensioni aspecifiche. a) I fattori specifici delle “relazioni di aiuto” corrispondono alle metodiche delle psicoterapie dinamiche strutturate. Qui nel continuum supportivo / intensivo, si possono utilizzare diverse tecniche quali lo smascheramento delle finzioni, la confrontazione, l’elaborazione di materiale profondo, l’interpretazione dei sogni e del transfert, eccetera: in sintesi l’analisi dello stile di vita. b) Tra i fattori aspecifici sono annoverate la cosiddetta “fornitura di presenza” e l’alleanza di lavoro (helping alliance), in cui la partecipazione emotivo / affettiva, la comprensione empatica, taluni dinamismi dell’immedesimazione, appaiono presupposti per raggiungere i vari obiettivi di intervento attraverso le competenze comunicazionali (12). c) Una strategia dell’incoraggiamento è situabile sia nei fattori specifici che in quelli aspecifici e deve essere modulata a seconda del contesto, della persona, delle finalità e degli strumenti operativi.

* * *

Una psicoterapia appropriata (e quindi “appartentiva”) deve inoltre immergersi nella dimensione culturale (13). La molteplicità dei procedimenti terapeutici e dei relativi setting (da quelli indigeni / popolari a quelli scientifico / occidentali sino a quelli generali / universali) dovrebbero essere: 1) riferibili a modelli teorico – clinico collaudati; 2) riconducibili al rispetto dei diritti del paziente e del contesto locale in cui sono praticati; 3) compatibili con i fattori economici, etnici, razziali e culturali.

Una psicoterapia appropriata dovrebbe pure tenere conto sia degli aspetti generali (criterio nomotetico), sia di quelli individuali (criterio idiografico) (14). In tal modo i riferimenti teorici, si rapportano alla visione intuitiva del mondo del soggetto (cioè alla sua Weltanshauung), al suo posto da vivere, (cioè al suo particolarissimo ethos) ed alle motivazioni e finalità che concorrono a definire lo Stile di Vita Individuale (autenticità appartentiva).

Una psicoterapia appropriata, deve mobilizzare gli adattamenti necessari rispetto alle diverse culture, attraverso parametri tecnici, di status / ruolo, di gestione culturale, di transfert e controtransfert, di comunicazione / interpretazione, di scelta degli obiettivi terapeutici; nonché attraverso adattamenti teorici che riguardano: i differenti Stili di Vita, le relazioni interindividuali, le teorie sullo sviluppo della personalità, le ipotesi sui meccanismi di difesa e sulle compensazioni, l’importanza degli Orientamenti di Valori e delle credenze, con particolare riguardo all’espressività psicopatologica. Ciò comporta (specie quando si lavora in setting interculturali) eventuali modificazioni dello schema relazionale, dello Stile Comunicativo, della scelta della tecnica e delle modalità psicoterapeutiche, dell’utilizzazione dei dinamismi terapeutici comuni. Sia la completa negazione dell’influenza culturale che l’utilizzo della dimensione culturale come condizione prioritaria, rappresentano modalità inappropriate per acquisire una chiave di accesso alle rappresentazioni e ai comportamenti. In uno schema relazionale non ci si può concentrare solo sul paziente, ma occorre anche tenere a mente che il terapeuta stesso, a seconda di come considera il proprio sistema di valori e le proprie credenze, influenzerà inevitabilmente il percorso terapeutico.

* * *

I 3 Articoli di questo numero 73 seguono la linea direttrice di una psicoterapia appropriata seppur con modulazioni differenti.

1) Il primo Articolo su “I Miei Scritti” è un omaggio a Pier Luigi Pagani. Non vuole essere una esegesi puntuale delle sue ricerche adleriane, ma è piuttosto una testimonianza di stima e di riconoscenza dei suoi amici, discepoli ed allievi. I quattro lavori di Pagani prescelti per un commento non seguono un ordine cronologico, ma una sorta di finalismo concettuale. L’arco di tempo de “I Miei Scritti” va dal 1963 al 2011 e l’Indice Bibliografico consta di 122 Contributi, raccolti da Maria Beatrice Pagani.

2) Il Secondo Studio si riferisce a un’indagine complessa, clinico-scientifica, condotta dal Centro Pilota per i Disturbi del Comportamento Alimentare diretto dal Prof. Secondo Fassino. Il gruppo di ricerca (Amianto, Bertorello, Spalatro, Cazzaniga, Bianconi, Cavalero, Signa, Abbate Daga, Fassino) si occupa di counseling parentale, terapia familiare e terapie integrate. In questa arti- colazione clinica emergono le peculiarità per un trattamento differenziato. Il Counseling Parentale Adleriano (C.P.A.) è un intervento originale ed appropriato nel quale il counselor si focalizza sulla gestione di aspetti problematici connessi alle dinamiche alimentari, nonché a quelle relazionali e individuali.

3) Il terzo contributo (Gatti, Lerda, Rando) centrato sul fenomeno del bullismo “tradizionale”, estende l’indagine all’attuale forma dilagante di cyberbullismo, dalla quale è difficile difendersi. L’approccio appare non solo culturalmente appropriato rispetto alla “globalizzazione della rete”, ma è di rilevante interesse anche riguardo il mondo delle rappresentazioni collettive, con il dato aggiuntivo della loro sempre più pervasiva “virtualità”. Ciò costituisce uno stimolo a riflettere sia sui modelli teorici che su eventuali interventi possibili.

Dai vari contenuti esposti, emerge una costante rivisitazione dei modelli metodologici e concettuali, anche alla luce delle attuali ricerche utilizzate dalle neuro-scienze, dagli studi psico-socio-culturali e dalla pratica psicoterapeutica.

La teoria, la psicopatologia e la clinica della P.I.C. devono essere riconosciute quali nodi significativi di una rete estesa anche nel supporto di patologie somatiche gravi, di patologie croniche e di quelle che richiedono una riabilitazione (15).

Con l’apertura a nuovi modelli ed a molteplici setting nell’ambito di una psicoterapia appropriata, si dovrebbero stabilire innovativi percorsi di formazione (16) rispetto all’utilizzo di nuove tecnologie che non solo possono sviluppare la cooperazione e la coesione sociale, ma che in un futuro potrebbero anche costituire interventi di tipo psicoterapeutico.

* * *

Per concludere, si può giungere ad un’elaborazione di precedenti schemi di riferimento sia attraverso una revisione epistemologica, sia attraverso nuove tecniche, sia attraverso ricerche scientifiche, sia attraverso l’esercizio formativo e l’esperienza terapeutica.

Stili personali, percorsi collettivi, tradizioni curative, tecniche analitiche, regole del setting: perpetuano nel tempo, nello spazio ed in contesti socio-culturali diversi, caratteristiche atte a percorrere i sentieri di una psicoterapia appropriata: nel senso che questa non è solo un “abito su misura”, ma è “appartentiva” sia al terapeuta che al paziente (17).

La Psicologia Individuale Comparata può offrire oggi sviluppi ed aperture attraverso il proprio modello, complesso e flessibile al tempo stesso, nell’ambito dei molteplici approcci clinici e delle connessioni sia inter-analitiche che inter-disciplinari. I vari percorsi possono confluire senza facili eclettismi, né sincretismi riduzionistici, nell’ambito di un’integrazione come processo (cfr. Ed. n° 71, 2012), per un movimento verso una psicoterapia appropriata.

 

(1) Confronta la Legge n. 449 del 27 dicembre 1997 su “appropriatezza, qualità e accessibilità” dell’Assistenza Sanitaria. (2) MINGUZZI, G. F. (a cura di, 1986), Il divano e la panca, Angeli, Milano.
(3) FASSINO, S. (2002), Verso una nuova identità dello psichiatra, C.S.E., Torino.                                     (4) TSENG, W-S, (2001), Handbook of Cultural Psychiatry, tr. it. Manuale di Psichiatria Culturale, C.I.C., Roma 2003.
(5) GEERTZ, C. (1973), The Interpretation of Culture, tr. it. Interpretazione di culture, Il Mulino, Bologna 1998.
(6) ROVERA, G. G., GATTI, A. (2012), Linguaggio e Comprensione Esplicativa, Riv. Psicol. Indiv., 71: 87-128.
(7) IMBASCIATI, A. (2008), Psicoterapie: orientamenti e scuole, C.S.E., Torino.
(8) GIUSTI, E. et Alii (2000), Psicoterapie integrate, Masson, Milano.
(9) DI CHIARA, G. (2003), Della Specificità della psicoanalisi rispetto alla psicoterapia analitica. Riflessioni conclusive, in CERONI, G. B. (a cura di), Come cura la Psicoanalisi, XII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana (Acta).
(10) RIOLO, F. (2002), La trasformazione psicoanalitica, Riv. Psicoanal., 48: 821-834.
(11) MITCHEL, S. A. (2000), Relationality; From Attachment to Intersubjectivity Theory, tr. it. Il modello relazionale. Dall’attaccamento all’intersoggettività, Raffaello Cortina, Milano 2002.
(12) GASPARINI, C., GATTI, A. (2012), La Lingua dell’Altro. Aspetti di Psicodinamica Culturale Adleriana, Riv. Psicol. Indiv., 72: 41-92.
(13) TSENG, W-S. (2001), Handbook of Cultural Psychiatry, tr. it. Manuale di Psichiatria Culturale, C.I.C., Roma 2003.
(14) ROVERA, G. G. et Alii (1984), In tema di Sindromi Schizoaffettive, Rivista Sperimentale di Freniatria, Suppl. Fasc. V, CVIII: 1809-1946.
(15) FERRERO, A. (2009), Psicoterapia psicodinamica adleriana (APP). Un trattamento possibile nei dipartimenti di salute mentale, Centro Studi e Ricerche in Psichiatria, Torino.
(16) FASSINO, S., ABBATE DAGA, G. (2006), Percorso formativo psicodinamico per lo psichiatra nell’età delle neuroscienze, Min. Psich., 47: 103-112.
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